mercoledì 2 febbraio 2011

POL - *Casini: si ad "alleanze variabili", no a un nuovo centrosinistra

Roma, 27 lug (Velino) - “Se delimitassimo l'ambito della nostra azione nel centrodestra ci saremmo delimitati da soli, e così se avessimo la pretesa di dare vita al centro del centrosinistra. Sarebbero entrambe due occasioni mancate, riproporrebbero movimenti e partiti del passato che non hanno inciso sul bipolarismo”. È quanto affermato da Pier Ferdinando Casini davanti all’assemblea generale dell’Udc, riunita stamattina a Roma, confermando così la politica delle alleanze variabili che “probabilmente riproporremo anche alle regionali”. Il tema delle alleanze è stato al centro degli interventi di tutti gli esponenti centristi che hanno difeso la “politica dei due forni”. Si deve “avere il coraggio di porre al centro il programma, poi le alleanze”, ha continuato il leader dell’Udc, secondo cui le urne hanno visto il partito decisivo sia per far vincere il Pd che il Pdl e perciò non si deve essere subalterni a nessuno dei due. Sulla stessa linea Rocco Buttiglione secondo cui la "politica dei due forni" non è di per sé sbagliata se basata su valori e politica anziché su prebende e poltrone. Ma Totò Cuffaro, nel suo intervento, precedente a quello di Casini, si è lasciato sfuggire una frase emblematica: “Certo una scelta dopo dovremmo farla…” e, sebbene l’Udc siciliana sia appena uscita dalla maggioranza di centrodestra, non è ipotizzabile pensare ad “una crescita elettorale se ci alleiamo col centrosinistra”. L’Udc, secondo Cuffaro, deve invece approfittare di quello che lui definisce lo "smottamento del centrodestra e della parabola discendente di Silvio Berlusconi". Egli si dice contrario al partito del Sud perché non risolve il problema del Mezzogiorno e perché “c’è bisogno di più Sud nei partiti”. A questo proposito Casini invece ha affermato che “è molto triste questa idea di trasformare la politica italiana in uno spezzatino corporativo, dove a una Lega Nord si contrappone magari una Forza Sud” e partendo da questa riflessione ha lanciato il progetto politico che dovrebbe concretizzarsi in autunno: "il Partito della Nazione". Denominazione ancora provvisoria e che non convince i delegati, ma che viene usata per marcare ancora una volta la netta distanza che separa l’Udc dal governo Berlusconi che, secondo Casini, ha lasciato troppo potere alla Lega e questo ha portato all’esasperazione della questione meridionale. Ma per risolvere questo problema c’è innanzitutto bisogno di una forte autocritica dei dirigenti politici del Sud.
Al centro delle critiche di Casini però non vi è solo la presunta crisi del Pdl, ma soprattutto il Partito democratico che, a suo giudizio, avrebbe fatto l’errore di andare al congresso nel momento di maggior difficoltà di Berlusconi e questa scelta non farà, ha aggiunto, che danneggiarlo "perché sarà un modo per mettere in evidenza le sue difficoltà strutturali". Infine Casini ha tagliato corto affermando: “dico no a un nuovo centrosinistra” e ha attaccato anche l’Italia dei Valori come un fenomeno grave della politica “perché non si è messa contro il governo, ma contro le istituzioni, contro Napolitano, e perciò con essa non ci può essere alcun tipo di convergenza”. (spk)

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